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Le strategie di idratazione nel calciatore Dilettante

Le strategie di idratazione nel calciatore Dilettante

Durante la pratica sportiva, negli adulti quanto nei bambini, è indispensabile imparare a mantenere costante il livello di idratazione assumendo le giuste bevande, prima fra tutte l’acqua, in dosi corrette.
Molti anni fa era opinione comune in diverse discipline sportive che l’atleta dovesse assumere una modesta quantità di acqua durante l’attività, ignorando sostanzialmente lo stimolo della sete. Questo concetto errato è rimasto purtroppo radicato anche nel calcio per molto tempo. Da allora, negli ultimi decenni moltissimi studi scientifici hanno dimostrato che uno stato di disidratazione nel quale la perdita di acqua corporea superi il 3-4% del proprio peso non solo danneggia pesantemente la prestazione sportiva, ma rappresenta un rischio per la salute dell’atleta. Ciò è vero a maggior ragione nei bambini, in quanto essi tendono a disidratarsi più velocemente degli adulti. La perdita di un significativo volume di acqua comporta un importante aumento della temperatura corporea e può condurre al cosiddetto “colpo di calore”, soprattutto nelle giornate calde in cui la sudorazione è aumentata. I primi sintomi di questa condizione sono affanno, nausea, vertigini e una frequenza cardiaca troppo elevata.
 
È importante che allenatori e staff tecnico di ogni squadra riconoscano precocemente lo sviluppo di tali sintomi nei giovani calciatori, al fine di porvi rimedio velocemente con un’adeguata reidratazione. Infatti, l’acqua è un elemento assolutamente vitale per l’organismo in quanto, pur non fornendo al corpo calorie come fanno gli alimenti, permette lo svolgersi di moltissime reazioni del nostro metabolismo e, soprattutto, è implicata neiprocessi di termoregolazione, consentendo di eliminare agevolmente il calore dal corpo. Inoltre, essa è deputata al trasporto e alla diluizione di molte sostanze circolanti nell’organismo. Infine, essa mantiene costante la cosid- detta “volemia” cioè il volume dei fluidi presenti nell’albero cardiocircolatorio, elemento fondamentale la cui riduzione può compromettere la circolazione del sangue in molti organi.
 
È dunque oggi considerato fondamentale per ogni atleta, compreso il calciatore, reintegrare l’acqua perdutacon il sudore bevendo abbondantemente anche durante la seduta di allenamento o la partita, e anzi “preparando” l’organismo all’attività fisica tramite l’assunzione preliminare di acqua prima della seduta di lavoro.
 
In particolare, proprio nel caso del calciatore, è stato dimostrato che una ridotta idratazione può comportare una riduzione di efficienza nell’esecuzione dei gesti tecnici e degli sprint ripetuti, nonché della velocità della corsa di fondo. Contrariamente a quanto succedeva diversi anni fa, è oggi possibile al giocatore di calcio bere liberamente dalle borracce a bordo campo, e quindi il problema della disidratazione nei 45 minuti di gioco non è più così sentito come una volta. Una stima, sia pur grossolana, di “quanto” bere durante l’attività sportiva può essere semplicemente desunta dalla variazione del peso corporeo del calciatore prima e dopo l’attività fisica. E’ vero infatti che tale variazione di peso è da ascriversi per la maggior parte alle perdite fluide dell’organismo. Il peso perso corrisponde dunque alla quantità di acqua da reintegrare.
 
Nonostante tutte le sperimentazioni eseguite negli ultimi decenni alla ricerca di un fluido che potesse sostituire l’acqua nel suo principale compito fisiologico, ad oggi non vi è ancora alcuna prova scientifica dell’esistenza di una sostanza che idrati meglio dell’acqua pura. Tuttavia, esistono in commercio molti “sport-drinks”, che sono stati prodotti al fine non solo di reintegrare le scorte idriche, ma anche i sali che si perdono con il sudore, fornendo al contempo energia mediante basse concentrazioni di carboidrati disciolti. Si consiglia comunque di ricorrere all’idratazione con acqua semplice se il tempo di lavoro fisico non dura più di un’ora, ricorrendo agli sport drink in caso di attività maggiormente prolungata.
 
 
quando cosa bere
 
 
LA FASE DI RECUPERO
 
Le bevande assunte possono essere particolarmente utili al giovane calciatore anche durante la fase di recupero, nella quale l’eventuale quota di carboidrati presente nei fluidi assunti permette di ripristinare velocemente le scorte di glicogeno muscolare. Il latte potrebbe rappresentate un’utile fonte di integrazione nel periodo del recupero, ricco com’è di calcio, di elettroliti come sodio e potassio, di proteine ad alto valore biologico, di carboidrati e, ovviamente, di acqua.
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