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Il problema del sovrappeso

Il problema del sovrappeso

Come intervenire e prevenire quella che è oggi una vera e propria patologia che affligge anche i giovani sportivi, con conseguenze che talvolta possono rivelarsi gravi per tutto l’organismo.
In questi ultimi anni il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile e giovanile in Italia è in drammatico aumento, tale da assumere proporzioni epidemiche (più del 30% dei bambini si trova in condizioni di sovrappeso o di franca obesità). Tra i ragazzi che si dedicano al calcio dilettantistico il sovrappeso e l’obesitàrappresentano spesso un problema di non facile soluzione. Inoltre, è stato dimostrato che un indice di massa corporea elevato nei giovani calciatori si associa inesorabilmente a uno stato di ridotta attività fisica. Lapericolosità intrinseca del sovrappeso e dell’obesità tra giovani e bambini deriva dalla dimostrazione che lo sviluppo delle patologie croniche cardiovascolari e metaboliche tipiche dell’età adulta sia in realtà un processo di lunga durata che origina dalla fanciullezza. Sempre più frequentemente il medico sportivo si confronta infatti negli ambulatori di medicina dello sport del territorio nazionale con le problematiche conseguenti allo sviluppo dell’obesità infantile, quali l’iperinsulinemia (cioè un eccessivo aumento della concentrazione di insulina nel sangue). Altri studi hanno enfatizzato che esiste una precisa relazione inversa tra l’attività fisica dei bambini e degli adolescenti e la loro massa corporea, e che la percentuale di obesità nella popolazione giovanile appare drammaticamente dipendente dalle ore trascorse dinanzi alla tv o ai videogiochi.
 
Sarebbe importante che l’allenatore fornisse la propria disponibilità a sostenere un intervento basato sull’attività fisica per limitare il sovrappeso nel giocatore. In realtà, nel caso dei ragazzi più giovani tale intervento dovrebbe consistere in un’azione combinata in cui diverse figure professionali (dai genitori agli educatori scolastici, ai pediatri di base, agli allenatori) svolgano in sinergia il proprio compito di sorveglianza, in una sorta di “alleanza terapeutica” che permetta di affrontare il sovrappeso infantile con un approccio multidisciplinare. Il massimo effetto positivo sulla composizione corporea dei bambini si ottiene infatti mediante l’intervento combinato dieta-allenamento, invece che agendo semplicemente solo sulla dieta o incrementando il volume di esercizio fisico per sé. Molto importante a questo riguardo è il ruolo del calcio come attività fisica, in quanto è stato recentemente dimostrato che il tasso di obesità e di sovrappeso si riduce in modo significativo se bambini e adolescenti praticano almeno 2 sport di squadra per anno. Nel caso in cui si decida di iniziare una dieta per ridurre l’eccesso peso nel giovane calciatore, sarebbe tuttavia corretto iniziarla prima dell’inizio della stagione competitiva, e comunque coinvolgendo sempre una figura sanitaria professionale che ne possa monitorare gli effetti (come il pediatra, il medico di famiglia o il medico dello sport). Qualora venga richiesta una riduzione del peso corporeo, è opportuno ricordare che tale riduzione non dovrebbe superare l’1,5% del peso corporeo per settimana. Ciò significa, ad esempio, che in un bambino di 35 kg non è ammissibile una perdita ponderale maggiore di circa mezzo kg per settimana. Occorre quindiprocedere, nel caso dei bambini e dei ragazzi calciatori, con molta gradualità, riducendo l’apporto energetico di poche calorie giornaliere (un deficit di 200- 300 calorie al giorno può costituire un buon tentativo iniziale).
 
 
IMPARARE A MANGIARE CORRETTAMENTE
Un consiglio nutrizionale importante deriva anche dalla possibilità di variare il numero dei pasti giornalieri. Il sovrappeso infatti si manifesta spesso negli atleti che tendono a consumare eccessive quantità di zuccheri concentrate in soli tre pasti giornalieri. In questi casi, l’aumento del numero dei pasti a 4 al giorno può essere sufficiente per procurare un minor impegno glicemico e quindi una sostanziale stabilità dell’insulinemia durante la giornata. In conclusione, il tasso di obesità e di sovrappeso sta drammaticamente aumentando nella popolazione giovanile italiana, ed è presente anche all’interno delle categorie di giovani calciatori dilettanti. La prevenzione di tale fenomeno implica quindi anche la responsabilità dell’allenatore di calcio, e dovrebbe essere promossa da entrambi i lati della “bilancia energetica” (cioè del bilancio tra energia introdotta nell’organismo tramite gli alimenti ed energia consumata dal metabolismo dall’attività fisica), riducendo da una parte tutte le attività sedentarie che sono oggi sempre più favorite dalle condizioni di vita, e dall’altraaumentando la spesa energetica ad ogni livello, soprattutto mediante l’attività sportiva. Sarebbe quindi opportuno che la pratica del calcio sostituisca il più possibile lo stato di sedentarietà davanti alla TV o ai videogiochi. Parallelamente, dovrebbe essere incoraggiato il trasporto attivo a scuola, insieme a ogni altro intervento mirato a promuovere uno stile di vita più sano, soprattutto se sostenuto da specifici programmi di educazione scolastica. Sopra a tutto, il ruolo e la responsabilità delle famiglie, dei pediatri, dei medici di base e dello sport, degli allenatori e dei preparatori dovrebbe essere integrato in programmi di intervento il più possibile multidisciplinare, al fine di ottenere il massimo dell’impatto sullo stile di vita dei giovani calciatori, con l’obiettivo a lungo termine di trasformarli in adulti sani e persone attive nella società civile.
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