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Vincere la Paura

Vincere la Paura.

 

 Lo sport rappresenta per un genitore uno spazio da concedere al proprio figlio affinché si tenga in forma, si relazioni con altri bambini e faccia qualcosa che lo diverta. Poi ci sono dei genitori che in modo più o meno consapevole, inducono i figli a fare sport per soddisfare la loro ambizione di mettersi in evidenza e di vincere …

Ma cos’è lo sport per un bambino? E soprattutto, cosa significa per un bambino vincere?

Lo sport è uno spazio in cui ogni bambino ha l’occasione di fare esperienza della vita quotidiana. In ogni circostanza, che qualsiasi sport propone al giovane atleta, si specchia la vita con i suoi momenti di esaltazione, i suoi ostacoli da superare, le piccole e grandi prove che l’esistenza riserva a ognuno di noi, ogni giorno. Doversi fare spazio laddove c’è il rischio di essere dimenticati (ovvero restare nell’ombra); proporsi agli altri per quello che si è veramente, quindi evidenziando le proprie qualità e i propri limiti; mettersi in gioco e farlo da soli, senza che i propri genitori stiano sempre pronti a proteggerti, concede al bambino primo: l’occasione di esercitare i propri “muscoli emotivi”; secondo, imparare a superare le frustrazioni, vale a dire quelle situazioni in cui ci si pone una meta, ma non si riesce a raggiungerla.

A volte è difficile dire no ai propri figli, anche di fronte alla richiesta di una caramella, invece il NO è il primo e indispensabile elemento che insegna al bambino a tollerare la sofferenza. Di frustrazioni nell’esperienza sportiva ce ne sono molte, quindi non ci si

deve preoccupare se un bambino, alle prime esperienze sportive, piange di fronte a una sconfitta o ci rimane male se non fa parte del gruppo dei più bravi oppure se l’allenatore alza la voce o lo riprende.

Il genitore deve supportare il proprio figlio a vivere questi momenti, ma non deve farglieli evitare perché, in questo modo, il bambino tenta di trovare all’interno di sé le energie necessarie per risolvere tali circostanze e non nell’aiuto degli altri. Lo sport insegna al bambino a conoscersi, quindi, un genitore deve concedere al proprio figlio questa grande opportunità.

Ma proprio perché lo sport rappresenta un elemento che permette al bambino di mostrare e mostrarsi per quello che è sarebbe bene lasciare al bambino la scelta della disciplina da intraprendere, perché tale scelta è legata ad aspetti di se stesso. Di solito si preferisce uno sport piuttosto di un altro perché lo si è visto fare a coloro con cui ci si

identifica, sia che si tratti di un amichetto o di un fratello, sia che si tratti di un personaggio del mondo dello sport che appassiona.

A volte uno sport è scelto perché si lega ad aspetti di sé, per esempio: una bambina può scegliere di fare danza per poter esprimere la sua femminilità, altre volte una bambina può scegliere il calcio perché sente che il suo spirito tenace può esplodere in campo in un contesto che ricorda molto una battaglia.

L’importante per un genitore è saper controllare i propri desideri personali e le proprie aspettative che a volte incidono non solo sulla scelta del figlio, ma anche sul modo con cui il bambino viene incitato a fare quel determinato sport.

Lo scopo dello sport non deve essere il risultato, ma le esperienze che si intraprendono per raggiungerlo.

Tra genitori e figli sono molti i meccanismi inconsci che interferiscono nella relazione che si stabilisce, uno tra questi, che lo sport tende a stimolare è quello di vedere nel proprio figlio il prolungamento di se stessi, e di conseguenza vivere le esperienze del proprio bambino come se si attuassero in prima persona.

Quindi se il proprio figlio vince una gara, il genitore si sente forte e vincente, mentre se perde è come se il genitore stesso avesse subito una sconfitta.

Bisogna ricordarci sempre che la vita dei nostri figli appartiene solo a loro e che lo scopo dello sport non deve essere il risultato, ma le esperienze che si intraprendono per raggiungerlo. Perché, lungo il percorso, il bambino cerca se stesso e può collimare alcuni aspetti di sé che lo disturbano: quindi il bambino ansioso può imparare a tollerare la tensione; il bambino timido a mettersi in gioco; il bambino ipercinetico può imparare a gestire la sua esplosività. Al di là della disciplina intrapresa, cerchiamo di vivere lo sport da questa prospettiva, distaccandoci dal modo in cui i massmedia ci inducono a viverlo.

Lo sport dei bambini non è la proiezione dello sport degli adulti e (come recita una canzone di Gianni Morandi) non ci dimentichiamo mai che “uno su mille ce la fa”, ma tutti diventeranno uomini e donne!

Lo scopo dunque non è quello di vedere i propri figli famosi e ricchi grazie allo sport, ma di vederli capaci di vivere serenamente la loro vita.

 

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